sabato 20 febbraio 2010

LA CRISI

Nota: ho scirtto questo post ieri, ma ho potuto pubblicarlo solo stamattina, quindi ci sono discrepanze temporali.

Rieccomi qua.
E’ passato un po’ di tempo dall’ultimo post e finora ho riempito questo blog di miei racconti.
Oggi ho deciso di scrivere su me stesso, evento quanto mai raro.
Questo perché sto vivendo una crisi. Non parlo di una crisi finanziaria. Per quella è ancora presto e francamente non ci voglio pensare (parlo per me, purtroppo molti lavoratori già la soffrono). Parlo di una crisi interiore. Di quella cantata da Morgan ne “La Crisi” dei Bluvertigo.
Mi accingo dunque a parlare di ciò, mentre nelle cuffie risuonano i Celtic Frost con l’album Monotheist, le chitarre urlano rabbia, la batteria incessantemente detta il ritmo, la voce parla di oscurità e religione, poi improvvisamente attaccano con “A dying God coming into Human Flesh” e il tutto assume un tono e un’atmosfera ben diversa, lenta e riflessiva seppur resti piena di bile. Bel disco.
Perché dunque scrivere qualcosa su di me? Perché non continuare con i racconti?
Beh, prima di tutto devo variare sennò divento monotono. Secondo perché ho bisogno di esternare ciò che altrimenti resta dentro di me. Ho bisogno di tirar fuori tutto, affinché non mi faccia marcire.
Come ho già detto sto vivendo una crisi.
Una crisi che dura più o meno da quando mi sono lasciato con la mia ragazza, circa un mese fa. Tuttavia tale rottura non è il motivo di questo malessere, anche se forse l’ha scatenato. La separazione è stata decisa da entrambi ed è stata quantomeno pacifica, oltre che giusta, ma sento la sua mancanza e non è facile da digerire.
Innanzitutto, al fine di chiarire le cose, dovrei spiegare perché ci siamo lasciati. Lei non si sentiva presa dalla relazione e non voleva continuarla quando ancora era forte il ricordo della sua prima relazione seria con un ragazzo, dal quale si era separato per via dei genitori di lui. Io del resto la sentivo un po’ lontana e provavo anche la necessità di avere nuove esperienze, più leggere, avventure o relazioni basate sul sesso, al fine di capire meglio le mie esigenze in materia ed evitare coinvolgimenti emotivi, almeno per un po’. Potessi tornare indietro non cambierei niente né mi opporrei a tale decisione.
Proprio da tale proposito, quello di vivere nuove avventure, parte la mia crisi.
La mia difficoltà a comunicare con l’altro sesso mi ha portato a dubitare fortemente di me.
Non perché non capisca le donne o le odi, anzi, ma mi riesce spesso difficile approcciarmi.
Ho tentato di prendere la situazione in mano (niente doppi sensi, eh) e mi sono fatto coraggio. Ho iniziato a parlare con ragazze sconosciute e sono riuscito in più occasioni a chiederle il numero di telefono. Tuttavia mi sono ritrovato ad agire e parlare impulsivamente e quindi sono riuscito a rovinare diverse occasioni propizie.
Ho iniziato quindi a riflettere e mi sono reso conto di avere una certa difficoltà a comunicare più in generale. Spesso non riesco a farmi capire e sembra che ci sia un muro tra me e gli altri. Mi ritenevo diverso in passato ma mi rendo conto solo adesso che non lo sono affatto, poiché siamo tutti diversi, per quanto molti tentino di uniformarsi. Non sono diverso, né pazzo, né superiore. Sono solo incapace di comunicare. Prima non era così, forse solo un po’, ora non riesco più a stabilire un legame.
Mi guardo allo specchio e noto cose che prima notavo poco o per niente.
Mi ritrovo ad avere frequenti sbalzi d’umore. Un momento sono felice, il momento dopo triste. Altre volte sono arrabbiato o apatico.
Mi ritrovo spesso a rispondere male o in modo stupido. Cerco di incolpare gli altri per le mie mancanze poi mi rendo conto dell’errore e mi abbatto ancor di più.
Mi sembra di stare su un carosello che gira frenetico e non riesco a fermarlo.
Le cose paiono perdere senso, spesso. Cerco salvezza nella musica e nella filosofia ma molte volte non riescono a distrarmi a sufficienza. Cerco motivi e motivazione ma di fronte a me sorgono solo domande e risposte sbrigative, quando ci sono.
A porla così sembra depressione. Forse, ma non credo.
Credo sia una fase di transizione, un passaggio. Ho ventun’anni e mi sto avvicinando all’età adulta. Potrebbe benissimo essere una versione “light” della crisi di mezz’età.
E’ anche vero che tutto è transitorio, vita compresa. Non credo nella morte giacché trovo sia un concetto errato (non mi addentro ulteriormente in tale tesi perché voglio evitare di parlare di filosofia adesso, anche perché sono le una), ma è anche vero che a un certo punto la vita che abbiamo ora finisce e poiché non so cosa accada dopo l’ultimo battito cardiaco preferisco parlare di morte e transitorietà dell’esistenza.
Carpe Diem, diceva il caro Orazio.
Eppure non riesco a cogliere l’attimo e ho paura.
Ho paura della solitudine, paura dell’apatia, il peggior sentimento esistente, paura di non riuscire a combinare niente di buono. Perché? Non lo so…
Forse perché adesso, proprio adesso, mi sento solo. Non sono veramente solo, ma ho una disperata voglia di sesso e dell’affetto di una donna, per quanto temporaneo. Ho voglia di avere amici intimi, con cui confidarmi e di cui fidarmi, ma le mie amicizie sono per lo più superficiali o poco approfondite.
Forse perché mi sento apatico. Non sono apatico, provo delle emozioni, ma mi sembra spesso di vedere le cose da lontano, di osservare il mondo da una lente distorta e fuori fuoco.
Forse perché non sto combinando niente di buono. Eppure studio filosofia all’Università (con un primo esame andato a buon fine nonostante la difficoltà), canto in un gruppo rock con discreti risultati e ho degli amici e delle persone che mi vogliono bene ma ciò non toglie che tema un fallimento, sia per quanto riguarda gli studi che per la musica.
Cerco appigli e non li trovo. Mi sembra a volte di affogare.
Forse dovrei smetterla di preoccuparmi e vivere ma anche quando la prendo con filosofia (tanto per utilizzare la battuta più pronunciata in Facoltà) i problemi affiorano dal nulla, come serpenti maligni che non rispondono alla mia volontà.
Forse domani cambierà tutto. Forse mi ritroverò tra le braccia di una bella ragazza e lei mi darà amore ed io farò uguale, anche se solo per una notte... mi manca il sapore delle labbra delle donne. La sensazione del contatto tra corpi nudi e caldi.
Ma ho paura che non ci sarà un domani, ho paura che la crisi non finisca mai e divenga una certezza.
Poi mi guardo indietro e rivedo e rivivo per un attimo tutti i bei momenti. E anche nella paura riesco a sorridere. Un sorriso debole, fragile come il vetro, che rischia di morire, ma quel sorriso c’è.
Un giorno, chissà, la crisi finirà ed io vivrò di nuovo in modo pieno, con tutti gli alti e i bassi, ignorando l’eventuale, anzi certo, ritorno di una nuova crisi.
Quello che devo fare è smettere di sperare o avere paura e attendere. Prima o poi la crisi finisce, in un modo o nell’altro. Basta che non sia solo quando questo accadrà. Intanto il mio pensiero va alla mia ex ragazza. Anche lei vive frequenti crisi. Penso a lei, bellissima, meravigliosa, dentro e fuori, pur con i suoi difetti, e so di amarla ancora, nel senso più lato del termine. Spero solo che anche lei riesca a superare le sue crisi e che anche lei sia insieme a qualcuno. Per te, C., un grande bacio e un abbraccio. Su di me conta sempre.
Il disco dei Celtic Frost è quasi giunto al termine e miei dormono nella stanza accanto. Il buio è rischiarato dalla luce del Mac (carà M. è un Mac, purtroppo… XD) e comincio a essere stanco.
Passo e chiudo.

N.

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