mercoledì 10 febbraio 2010

TI AMO

(Una storia d’amore a lieto fine)

Precisazione: per quanto vi siano molte riflessioni che mi hanno accompagnato nella vita, questa è una storia di FINZIONE e non è un riferimento a nessuno in particolare.


E’ finita.
Vorrei poter dire di no, chiamare a mia difesa Gesù Cristo in persona. Ma non credo che a Gesù gliene freghi molto.
Sai io ci credo in Dio. Credo nell’amore. Ho dei principi cazzo.
Ma qui in questa stanza ci sei tu, con il viso imbrattato dal mio sperma, il suo odore pungente ancora nell’aria, con addosso una maglietta grigia estremamente anonima, le ascelle chiazzate di sudore, i pantaloni della tuta abbassati assieme alle mutande per scoprire la tua fica ricoperta di peli neri e le tue gambe non depilate da giorni.
Non sei una donna da romanzo, no. Sei imperfetta, sgraziata. Sembri una vecchia bambola di pezza. Una bambolina sporcata dal mio seme. Ma sei bellissima, certo a tuo modo. E ti desidero ancora, ora più che mai, selvaggiamente.
Ma non posso, non possiamo, perché sarebbe inutile, peggio che combattere contro i fottutissimi mulini a vento e non mi sono mai persuaso di essere un nobile cavaliere come Don Chisciotte.
Potremmo ragionare per ore, parlare, piangere, litigare e poi scopare, ma sarebbe la millesima volta e io sono stanco.
Forse anche tu, ma mi guardi con occhi supplichevoli e la tua testardaggine è eccitante e fottutamente irritante.
E’ inutile. Lo sai bene anche tu.
E lo sai che ci credo nell’amore, lo sai. Quel genere d’amore che ti eleva, che ti catapulta verso l’infinito, che muove lo spirito verso Dio, un archetipo, anzi l’Archetipo. Le solite stronzate, insomma.
Ti amo ancora… Ma domani mi scoperò un’altra e le sussurrerò dolci parole e infine mi lascerò abbandonare all’estasi del momento. I nostri corpi nudi saranno una cosa sola.
Non credere, neanche per un istante penserò a te. No.
I miei occhi saranno troppo concentrati a contemplare labbra voluttuose e le mie mani a stringere le sue tette.
Forse, e dico forse, dopò piangerò. Anzi è probabile: ripeterò il solito vecchio, merdoso copione.
Non so neanche chi sarà. Potrebbe essere una mia amica o una tua amica. Magari una mia ex o una puttana.
Ma con le puttane non ci vado. Buffo, non trovi?
La notte in sogno ho scopato mia madre e una volta anche mio padre… Mi sono masturbato pensando a mia cugina e ho pure provato a baciarla, mascherando il tutto come una cosa innocente, infantile.
Ma con le puttane no. Mai.
Però come una puttana mi concederò alla prima lingua. Reciterò il copione: musica, scena di sesso, tendine di seta, fade out. Fine.
Non va mai come nei film.
E’ tutto sporco e non finisce col bacio. Va oltre e restano due corpi sudati e ansimanti, l’afrore del sesso, la sigaretta. Poi segue lo squallore. Lei che cerca i vestiti e te col coso floscio che la trattieni perché ne vuoi ancora. Ma è una stupida ossessione, un capriccio. Non serve a niente.
Non è un film: i film enfatizzano i singoli istanti, li catturano nell’eternità, rendono i baci magici, il sesso romantico, l’amore infinito e puro. Qui, nella realtà, il protagonista è mediocre, il sesso è selvaggio e mediocre anch’esso e la protagonista va al bagno per cagare. Poi ci sono i litigi. E i mal di testa. Vorrei l’amore. Vorrei che fosse il mio Dio.
Ma Dio è morto.
Piangerai vero? Io di sicuro e lo farò con sincerità. Perché ti ho fatto male… Ma anche questa è una stupida bugia. L’unica persona alla quale sto facendo del male, per davvero, è il sottoscritto.
Mi sto distruggendo, la mia anima macellata dalla mannaia della falsità e dell’ipocrisia.
Il mondo intorno a me si sta sfaldando, la realtà se ne va sgocciolando lentamente dal rubinetto dell’universo. Ormai non cerco neanche più di colmare il vuoto, amore mio. Ogni giorno è il seguito del precedente. Il mio romanzo pare non finire mai. Solo una serie infinita di pagine identiche tra loro.
Vivo nello sporco e la mia essenza è stata contaminata.
Sono ormai assuefatto alla perenne bugia che mi inietto ogni giorno, quella che mi dice di andare avanti, sperare, amare.
Ma io sono nato nella tomba bambina mia e non posso amare: le cose morte non amano.
Desidero cacciare questo pensiero dalla testa, poter dire che è non è stato tutto inutile… Io sono morto.
E’ tutto finito, addio.
“Che c’è amore?” mi chiedi, guardandomi perplessa.
Mi desto dai miei pensieri e il mio cuore viene gettato per l’ennesima volta in quel baratro…
“Niente… Io…” balbetto, e mi sembra di affogare.
Mi baci e ti odio, non devi.
“Ti amo…” mi sussurri dolcemente.
“Ti amo…” rispondo. Per me è finita…

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